Travaglio crede alle cose che dice. Mentre il suo mentore Santoro non crede a nulla e guarda all'audience, Travaglio pensa di essere Robespierre. Dietro di lui c'è il partito dei magistrati, quell'organizzazione fluida che passa notizie e suggerimenti ai giornalisti, che indica obiettivi e fornisce le cartucce con cui sparare. Travaglio, infine, è un imprenditore. Ha capito che nell'Italia di oggi se scavi una nicchia diventi ricco, e lui la nicchia l'ha scavata nell'odio di un pezzo di società che compra i suoi libri, frequenta il suo blog, impazzisce quando lui chiede condanne a vita visto che non può pretendere la pena di morte.
Ora è stato condannato lui. Otto mesi di carcere. Forse avrà l'indulto. Ha anche frequentato un mafioso doc. Cioè Travaglio somiglia all'ideal-tipo del criminale politico che lui aborre e descrive. Condannato e con brutte amicizie. Ripeto, le sue vittime possono festeggiare. Fra le sue vittime ci sono anche persone incensurate che hanno il solo torto di pensare che la magistratura italiana è fatta anche di pelandroni, di gente politicizzata, di uomini senza qualità. Lui ha messo tutti nel mucchio e ha trattato tutti come delinquenti. Ora tocca a lui.
E' sbagliato gioire. Penso che Travaglio vada criticato, meglio ignorato, ma non criminalizzato. La cultura di Travaglio è una degenerazione della cultura della crisi. Di Travaglio è piena la sottocultura mondiale. Ogni volta che le società entrano in un cono d'ombra e il nuovo fatica ad affermarsi, ci sono i reazionari che chiedono la forca. Il dramma della sinistra è di aver lasciato a questo reazionario di aprirsi dei varchi nel proprio seno. Con Di Vittorio e Giorgio Amendola non sarebbe mai successo. Con i dirigenti di oggi succede. Quelli come Travaglio non capiscono le cose del mondo e le semplificano. Ovvero le capiscono, ma si fanno due calcoli e le banalizzano per strappare contratti in tv o nei giornali.
I Travaglio non passeranno mai. Sono l' Italietta di facili costumi che si annida fra i fan di Travaglio, sperando che l'odio per il declassamento si traduca in "forca per tutti". Non è neppure una novità che i forcaioli di oggi, Travaglio Santoro e Grillo, siano signori benestanti che lucrano sul disamore dalla politica delle classi medie. Ogni passaggio d'epoca ha conosciuto uomini di avventura che si sono eretti a salvatori della Patria. Sono Masaniello. Solo che i moderni Masaniello hanno fatto i soldi, dirigono un'impresa mediatio-giudiziaria che giova ai magistrati pigri e ai giornalisti che vivono sul successo dei magistrati.